DI VISTI DINIEGATI DI BOTTE EMOTIVE E DI POLVERE DA SPARO

Pubblicato il 23 giugno 2013

DETTAGLI:

É sera, potrebbe essere una sera come tante altre, ma è una sera in cui è arrivato il visto, QUEL visto, dopo DICIOTTO mesi in cui non speravamo più. Cosa ci si fa con un’informazione così? Che ti riapre le porte di un paese che tanto hai sognato di rivedere? Come fai a gestire l’ansia, la gioia, la paura e la voglia di partire dopo due minuti e contemporaneamente non partire mai? Non si  gestisce: si parte! Inchallah..

ANKARA

3526123593_8087be0a26_zEccoci, dopo solo 9 ore di aereo sono in Turchia, grandissima gioia riabbracciare gli amici che non vedevo da tantissimi anni e che hanno fatto l’esperienza del Medio Oriente e del Sud Africa con me, soprattutto il mio carissimo Amr che per me ha un significato speciale, quello di questo viaggio. Tra poco ci metteremo in cammino per Adana dove ci sono 3 campi profughi autogestiti. Faremo tappa breve, perché proveremo ad entrare ad Aleppo, che dista appena 90 km Per me sarà un emozione forte, manco da Aleppo, che è stata parte della mia vita, da molto tempo e non so che effetto mi farà, anche se i sentimenti e i magoni sono da mettere da parte, per lucidarseli poi quando si avrà tempo e noi di tempo non ne abbiamo molto. Si respira anche qui la tensione turca, passi lunghi ben distesi e andare, che la Syria ci aspetta.. Inchallah..

ADANA

386968970449Dopo quasi 400 km di viaggio, che sembravano 800, visto il tempo e la fatica ad arrivare (i nostri amici locali sono utilissimi e bravissimi), siamo ad Adana, uno dei più grandi campi profughi non censiti, per cui non ha, “ovviamente “, diritto ad aiuti. Questo è l’ unico posto in cui abbiamo portato derrate alimentari, che neanche a dirlo, non sono bastate, ci sono migliaia di persone, moltissime donne, tante incinte e tanti bambini, quelli che cerchi di guardare il meno possibile, perché ti vergogni di non sapere cosa fare, massacrati dal tifo , dal colera e dalle più stupide pandemie che noi occidentali risolviamo con agiti come il purificare l’acqua. Qui, nella stessa acqua, marrone come la terra intorno, ci si lavano, ci cucinano e la bevono; le pozze d’acqua sono multiuso, servono a lavarsi, farci da mangiare e berla, ovvio che, tutte le malattie opportunistiche fanno parte della loro vita, quando sono “fortunati” e riescono a sopravvivere a tutto questo. I profughi censiti in Syria sono piú di cinque milioni… Appunto quelli censiti. Di situazioni così, intorno alla Siria, ce ne sono moltissime. In questo campi non esiste un medico, ma c’è un infermiere e un veterinario che si arrangiano come possono, neanche loro sanno dirti quante persone ci sono, i flussi e gli spostamenti di questa gente sono continui. Gli interventi chirurgici si fanno senza anestesia, le amputazioni anche, a volte muoiono durante l’intervento, di setticemia, o di infarto, o per collasso. Le urla di questi bambini mi accompagneranno per molto tempo, credo. Il resto che vendono è fumo degli occhi occidentali. I campi profughi, sono autogestiti, per modo di dire, con l’egemonia di chi se ne frega di queste persone, non esiste elettricità, né acqua corrente.

Dopo poche ore che eravamo lì, abbiamo sentito un bambino piangere disperatamente, la sua mamma si scuoteva la testa fra le mani, quasi a non voler sentire queste urla che squarciavano l’aria; il bambino urlava dal dolore che può dare un infezione da tifo, urlava per la sete, la sete di quell’acqua che presumibilmente lo aveva fatto ammalare. Allora, in pochi secondi, capisci perché quella testa di una madre che ciondolava tra le braccia, era come se dovesse scegliere DI COSA far morire quel suo bambino. La furia, ecco cosa ho sentito, la furia feroce di non poter fare nulla, neanche quelle poche e razionate bottiglie che avevamo sulle auto mediche potevano aiutarli. Perché di quei bambini ce ne erano decine e decine.

Quei 40 mila dollari di farmaci che trasportavamo non sarebbero serviti a curare quelle ferite, mai. Questa gente non ha più nulla, arrivano da una Aleppo massacrata e fatta a pezzi. La mia bella Aleppo, non immagino come sarà rivederla. Ci riposiamo un poco visto che viaggiamo da 30 ore non proprio comodissime poi proviamo ad entrare in Siria. Noi verremo via ma questa gente resterà qui, nel migliore dei casi. Inchallah.

ALEPPO

dsssssAleppo, la mia Aleppo , ma dove siamo?? Questa non è più la mia Aleppo, cosa le avete fatto? Mi dicono che Aleppo è oramai questa qui, giravo intorno come un bambino che si è perso. Annusavo l’aria – dov’é l’odore del fiore d’arancio? Della menta, della masala e di quel meraviglioso Gelsomino notturno, che ti entra nei polmoni e non ne esce mai piû? Adesso Aleppo puzza dovunque di polvere da sparo, di lanci di missili, di proiettili che volano ad altezza d’uomo, di gas, di quel gas che la Carla Del Ponte dovrebbe ricordare fin più che bene. La mia Aleppo non profuma più dei mie fiori…

Aleppo non c’è più, devastato in parte anche lo splendido castello, bombardato. Cerco uno dei nostri amici e gli chiedo di portarmi al suq. Alì sgrana gli occhi e cerca di girarci intorno per trovare il modo per per dirmi quello che so già da mesi , che il mio meraviglioso suq non esiste più. Cado seduta a terra… Annichilita. Contro il volere dei miei “soci” ho preso una torcia nella semi oscurità e ho fatto il giro, con Alì che piano piano mi seguiva con il fratello. Fingevano di passeggiare, ma mi seguivano per proteggermi ,senza farsi notare. Io cercavo, cercavo, cercavo, cercavo con gli occhi una casa, QUELLA casa, cercavo la casa dei giochi, delle grandissime risate con i miei fratelli e i miei cugini, la mia bellissima mamma, la casa dei miei amici con cui ho diviso l’essere bambini e iniziare a crescere. Quell’ammasso di detriti era la mia casa.

Mi sono seduta ad accarezzare le pietre, quello che era rimasto della nostra casa. I militari mi hanno allontanato in malo modo. Cercavo una risposta, ma come avrei potuto spiegarglierlo…non la conoscevo neanche io. Non c’era più quella casa, nessuna delle case intorno , solo il nulla e un assordante silenzio.

È la sensazione del non ritrovarsi in posti cosi familiari, come se ti avessero trasferito su Marte , quando ho trovato quella casa, la casa della mia famiglia, dei miei zii, ridotta in macerie. Mi sono seduta e ho accarezzato quelle macerie, finché un simpatico amico, con un simpatico gadget imbracciato, mi ha mandato via. Magone, tanto, in quella casa.

Tre mercoledì fa, nel terribile attentato di Aleppo, hanno perso la vita la moglie di mio zio e tre bambini , nove, sette e tre anni, morti sotto i bombardamenti del regime. Anche questa era una cosa che non potevo spiegare. Quella casa era ormai la loro tomba, come nella tradizione ebraica ero solo andata a mettere delle pietre piatte, come si fa con gli uomini e le donne giuste e dire una preghiera. Non ne ho avuto la possibilità.

Questa ora è Aleppo, quasi più nulla. Forse Dio li perdonerà, io per ora non ci riesco. Domani, all’alba, si parte per Homs, il pezzo più difficile. Dio ci aiuterà,

Inchallah

HOMS

syria_homs_2157783bOre e ore di partenze e trattative per iniziare la tratta verso Homs. I miei compagni di viaggio sono più oculati di me ed hanno ragione, non si va ad Homs con un locale che non si conosce e che potrebbe venderci per pochissimo.

Hanno parecchio da questionare visto che la referente (io) viaggia nel mondo dei puffi… Hanno ragione, terribilmente ragione, anche se alla mia testa di quiz sembrano perdere del tempo, però, quando arriva Amir, amico, che ha accompagnato questa Armata Disarmata tante volte in medio oriente, lo ammetto, sono più serena: “Anche il Mossad, ogni tanto, si rilassa. (Cit da quel deficiente di Amir!)

Chilometri e chilometri dopo… Controlli su controlli, carico, scarico ogni 20 chilometri, circa ci siamo! All’ingresso N. frena bruscamente, mi volto per chiedergli cosa c’è, lo guardo negli occhi… N. viveva a Homs, poi ad Hama… Riconosco il vuoto di quello sguardo, gli faccio una carezza e gli ricordo che venire qui è una grande violenza ma anche la più grande forma d’amore. Ma  é un fardello che dobbiamo dividerci, altrimenti è la nostra fine, è quello che loro vogliono .

Entriamo…. Nessuno parla più. Eccoli i centocinquantamila morti di cui parlava l’attivista di Homs a Milano. Homs é una città in ginocchio, una città fantasma. Chi vi vaga, tra i pochissimi civili, ha esattamente quella faccia lì, – fantasmi – non sono più gli scherzosi abitanti della “festa dei pazzi”. Se poi penso alla strage dei bimbi di un paio di mesi fa. …pazzi ci si diventa per sempre, non per un giorno.
Beh non c’è un cazzo per cui sorridere. La battaglia infuria. Scarichiamo e ci facciamo portare in un posto sicuro, quando la parola “sicuro” è un eufemismo.
Domani mattina proveremo a portare l’altra auto medica al confine di Dara’a, per consegnarla ai medici. Non è sicuro entrare in Dara’a (come non lo erano Homs ed Aleppo) ma credo che a questo strano emisfero serviamo vivi.

LA NOTTE SU HOMS

4285815854_8327c9168dI ragazzi sono devastati dalla stanchezza. Viaggiamo da domenica sera, dormiamo al cambio guida, mangiamo il minimo indispensabile e il carico emotivo di quello che abbiamo visto è un peso c’è non passa. Se ad Adana non mi avessero fatto sparire la reflex, li fotograferei, quattro omoni grandi e grossi che si addormentano con gli occhi gonfi, questi si che sono uomini … Quattro? Dov’é il quinto mio socio?

Inutile da dire, prepara il narghilè della pace. E’ due anni che non ci vediamo e la cannella e la mela aiuteranno :D

Parliamo, parliamo, parliamo tutta la notte, fino a quando ci troviamo a quel ”punto li”. Le promesse da mantenere a qualcuno di tanto amato, che spesso mi sentivo di aver deluso. C’è voluto tempo, per rimettersi assieme, ma sono felice di essere qui. Amr mi confida che la sua promessa al nostro comune amico aveva una parola sola: YARMOUK.

Ci guardiamo un attimo negli occhi, poi li abbassiamo cercando una risposta che conosciamo già. É l’alba, svegliamo i ragazzi del cambio rotta, oramai non ci fanno neanche più caso. Vengono avvertiti che cambierà anche la nostra rotta di destinazione finale, partiremo, Inchallah , direttamente dalla Siria, da Damasco.  Wallah… Partiamo!!!

YARMOUK

imagesDescrivere il Refugee Camp di Yarmouk é qualcosa di indefinito. Questa gente, quasi non si è accorta del conflitto contro il regime, avendo sopportato per più di quarant’anni quello di Al- Assad padre. C’é sporco, fame e miseria , questa gente sono i “paria” anche tra i profughi.

Causa accordi internazionali non si capiscono su chi deve aiutarli e intanto che stanno con il culo al caldo a ragionarci, donne e bambini sono i primi a morire.
Ora capisco l’esigenza di voler essere li è di delegare a qualcuno quello che volevi. Amr é profondamente commosso. In realtà lo siamo un po’ tutti. Bel regalo carino…

DAMASCO

731_damasco_1176881434Questo Step lo interiorizzo più o meno allo stesso modo del passaggio ad Aleppo. Queste due città rappresentano un pezzo di Vita importante per me. No, importante non rende l’idea. Aleppo e Damasco sono state il mio pezzo di Vita più bella, il pezzo di Vita dove avevo tutta la mia strampalata famiglia, dove portavo la mia piccola a fare il bagnetto ai piedi nell’Owek, così come aveva fatto mia madre con me, nella meravigliosa Ghuta damascena. I giri incantati nel meraviglioso museo calligrafico, dove mia figlia si arrabbiava dopo la visita , perché lei non ” sapeva ancora scrivere così e quindi dovevamo restare a vivere li poi chissà, ritrovi la tua mamma”. Forse avevi ragione amore mio, forse dovevamo restare, per avere un altro posto da chiamare ”casa”, per cercare, contro ogni dogma, il dolore di quella donna, mia madre, che solo in questo paese meraviglioso trovava pace. Damasco rappresenta una gioia grande, presente insieme ai bellissimi ricordi passati.

La nostra bella Siria é massacrata, ma io sono sicura che presto rinascerà, più bella e più grande di prima, e io tornerò presto, ne sono certa. Inchallah.. e Dio Vorrà. Ne sono certa.

Noi tutti invece dobbiamo solo aiutarla a non sentirsi sola. Con tutto l’amore che posso chiudere in questo malandato cuore

Una splendida notte in Damasco 22/06/13

~ Restiamo Umani~

ogni singolo momento di questo meraviglioso viaggio è dedicato a Vittorio Arrigoni. Essere Umano Fantastico. Amico Meraviglioso.

di Tytty Cherasien – dal blog di Elena Faletti

Osservatorio Italo Siriano – 23 giugno 2013

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