MITOLOGIA GRECA – Talos, l’automa cretese

Pubblicato il 23 novembre 2013

 

L’idea che l’era moderna non sia altro che un riciclo di ere passate può dare un senso di smarrimento. Però è doveroso, con le dovute cautele del caso, affermare che nulla di nuovo sia stato pensato, ma solo elaborato e adattato nel corso dei secoli. Ritenete, per esempio, che i robot siano un’idea di nuova generazione? Nulla di più sbagliato: nelle civiltà antiche esisteva già il concetto di automa, perché la fantasia umana non ha tempo e non ha spazio, ma solo efficace possibilità di realizzazione. I racconti mitologici pullulano di creature forgiate innaturalmente.

Talos

Una di queste, Talos, il gigante animato di bronzo. Egli ebbe vita nell’officina di Efesto, il dio abile nella lavorazione dei metalli tramite l’uso del fuoco. Pare che fosse un regalo commissionato direttamente dal padre degli Dei, Zeus, per una delle sue mille amanti. Zeus desiderava che la sua amata Europa, regina di Creta, potesse proteggere la sua isola da attacchi esterni; quindi le regalò un automa di bronzo, Talos appunto, in grado di muoversi con vita propria, esattamente come un uomo. C’è chi dice sia stato costruito da Dedalo, un abile architetto e artigiano, noto per il famoso labirinto da lui concepito e portato a termine sempre sull’isola di Creta. Chi l’abbia materialmente fatto conta molto poco, dato che tutti concordano con il compito che questo gigante assolveva: Minosse, figlio di Europa e re di Creta, lo mise a guardia dell’isola.

Il possente Talos eseguiva scrupolosamente il suo lavoro tenendo lontani i nemici e intimidendo anche chi volesse scappare dall’isola senza un preciso accordo con il re. Percorreva a grandi passi l’isola più volte al giorno, sempre all’erta, sempre sorvegliando la costa e l’interno. Talos arroventava il suo corpo metallico e si gettava sui pochi temerari che osassero sfidare la sua vigilanza. Li cercava, li scovava e li bruciava vivi, in pratica, in un arroventato abbraccio mortale. Tutto si può dire, tranne che non fosse caloroso! Era anche esperto nel lancio di pietre e giavellotti, così da scoraggiare già a distanza l’attracco di navi indesiderate. Era un robot intelligente a tutti gli effetti, anche perché – per alcune fonti autorevoli – non era altro che l’ultimo degli uomini o semidei dell’epoca del bronzo, quindi indistruttibile ma con la capacità di autonomia di pensiero tipica dell’essere umano.

Talos aveva un punto, nel suo corpo, che era per lui stesso vita e morte insieme: una vena pulsante di sangue, al di sotto del tendine di una delle due caviglie. Era vita, perché era ciò che gli consentiva l’animazione nonostante il corpo bronzeo; era morte, perché proprio quel punto pulsante di sangue umano rappresentava l’unico suo punto mortale, quindi debole. Quel che gli dava facoltà umana, allo stesso tempo, gliel’avrebbe potuta togliere da un momento all’altro.

E così fu. C’è chi narra che sbatté accidentalmente con la caviglia contro uno scoglio appuntito. Chi, invece, racconta come la fine di Talos fu ad opera di una delle donne più magiche ed affascinanti di sempre: Medea. Trovatasi – per fatti che non sto qui a snocciolare – insieme agli Argonauti, Medea non ci pensò due volte a rimbambire Talos con uno dei suoi filtri magici e, poi, indicò ad un arciere dove fosse la vena di cartilagine e sangue, allo scopo di stendere quel bestione metallico. In entrambi i casi, comunque, Talos sentì venir meno la sua linfa vitale e, accasciatosi a terra con un tonfo assordante, morì come solo un uomo muore.

La vita di un automa, quindi, era già nelle fantasie degli uomini antichi, con l’unica variante di un tocco di mortale umanità; lo stesso tocco che, al giorno d’oggi, sembra non competere nemmeno agli umani propriamente detti.

 

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