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“Ai ferri da calza non vogliam tornare, vogliamo scegliere se procreare!”

C’è un gruppo di persone che ogni primo sabato dei mesi dispari non ha altro di meglio da fare che recarsi davanti ad alcuni ospedali pubblici in tutta Italia con striscioni e croci tappezzate di bambolotti, a pregare “in riparazione dell’aborto e dell’eutanasia”.

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Queste persone dicono di non fare nulla di male e di avere il diritto di pregare dove vogliono e per quello che vogliono. Quello che, invece, fanno è colpevolizzare le donne che scelgono di interrompere volontariamente la loro gravidanza. E’ un modo molto subdolo di agire che si insinua strisciando nelle coscienze, producendo i sensi di colpa e la vergogna e avallando l’altissima percentuale di personale medico e paramedico che esercita l’obiezione di coscienza negli ospedali pubblici, erodendo di fatto il diritto di scelta di ogni donna.

Dal loro sito, si evince chiaramente che questi “preganti” non sono animati dall’”amore per la vita” come dicono loro, anzi. Sono animati da veri e propri sentimenti di odio: l’omofobia innanzitutto, ma giungono persino a rammaricarsi che esista una norma nel nostro diritto che impedisca a chiunque – e dunque anche a loro – di scrivere elogiando alcuni aspetti del periodo fascista o alcune parti di quella ideologia (!), senza passare dei guai con le legge.

Sempre dal loro sito ormai lo sappiamo, si legge chiaramente che non si limitano a pregare.Vogliono raccogliere firme per proporre un referendum abrogativo della L 194, ovvero la legge che depenalizza l’aborto. Una legge fondamentale per le donne, conquistata a fatica. Una legge che sancisce un diritto civile basilare ed innegabile per ogni donna: quello di decidere in autonomia se diventare madre oppure no e di compiere questa scelta in sicurezza e libertà.

Dicono di voler difendere la vita e di essere animati dall’amore ed invece con i loro obiettivi inneggiano alla morte (delle donne che, in mancanza del diritto di aborto,tornerebbero a morire sottoponendosi ad aborti clandestini in precarie condizioni igieniche) e all’odio.

Per questo ormai da qualche tempo, gruppi più o meno organizzati di persone, si incontrano in occasione di queste veglie di preghiera, per levare alta la voce della difesa dei diritti civili e dell’autodeterminazione delle donne.

Lo scorso marzo, c’eravamo anche noi (qui e qui).

E anche questo mese, il giorno 4 gennaio 2014, io mi sono recata davanti all’ospedale Niguarda, per unirmi alle ragazze di “Consultoria autogestita” che avevano organizzato il sit-in di protesta e alle altre persone che sono intervenute, tra cui anche alcune ragazze di Hollaback Italia.

Nonostante la pioggia battente e continua (alla fine, quando me ne sono andata, avevo più acqua nelle scarpe che nella bottiglietta che mi ero portata per bere!), la partecipazione di noi della “pericolosa lobby femminista sessualista ed omosessualista” (secondo la pittoresca definizione che di noi fecero quelli del Comitato “no 194″ lo scorso anno) è stata alta. Anzi, molto alta. Eravamo più numerose dei ferventi preganti.

Tra una cioccolata calda, qualche muffin (tutto rigorosamente vegan) e qualche video e foto fattaci da Giorgio Celsi, “il capo” dei pro-life, la nostra presenza ha coperto la loro. Siamo riuscit* a posizionarci proprio vicinissim*e a coprire parzialmente i loro cartelloni fanatici e le loro croci insanguinate.

 

Con questo striscione abbiamo poi coperto parzialmente alcuni dei manifesti dei preganti

Con questo striscione abbiamo poi coperto parzialmente alcuni dei manifesti dei preganti

Abbiamo avvicinato le persone che si accostavano a noi e distribuito i volantini preparati da “Consultoria autogestita”, trovando abbastanza interesse e partecipazione da parte della gente.

Con il megafono abbiamo letto la “preghiera” assolutamente laica che io portavo scritta sul mio cartellone e gridato slogan, alcuni inventati in loco ed espressamente ad hoc.

 

194 nostra che sei in Italia, sia rispettato il tuo testo, venga la tua applicazione, sia fatta la tua volontà come a Triste, così a Palermo. Dacci oggi la nostra scelta quotidiana, demanda a noi le decisioni e noi decideremo per il meglio. E non ci indurre in schiavitù, ma liberaci dal Medioevo. Amen.

194 nostra che sei in Italia, sia rispettato il tuo testo, venga la tua applicazione, sia fatta la tua volontà come a Triste, così a Palermo. Dacci oggi la nostra scelta quotidiana, demanda a noi le decisioni e noi decideremo per il meglio. E non ci indurre in schiavitù, ma liberaci dal Medioevo. Amen.

“Ai ferri da calza non vogliam tornare, vogliamo scegliere se procreare!”

“Fuori i preti dalle mutande, fuori gli obiettori dagli ospedali!”

 

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“Il bravo medico non obietta, la scelta delle donna la rispetta!”

“La famiglia tradizionale non è naturale, ma patriarcale!”

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E gli ormai classici, intramontabili:

“2000 anni di stupri e di oppressione, ecco cos’è la vostra religione” “Tutti obiettori con l’utero delle altre” e l’evergreen “Tremate, tremate, le streghe son tornate”, per l’occasione adattato: “Pregate, pregate, le streghe son tornate!”

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Dobbiamo continuare a tenere alta la voce di chi si batte perché ogni donna abbia davvero la possibilità concreta di scegliere se diventare madre o no.

Perché ci sono molti segnali inquietanti che ci indicano si sta tornando indietro di decenni su queste tematiche e non solo in Italia (dove si agisce in modo silenzioso, ma subdolo: qui , qui e qui, per esempio)la legge appena approvata in Spagna, o o anche la grande presenza di “pro-life” in Europa,  come potete vedere a questo link.

Sappiamo che sono stati organizzati altri gruppi per contrastare queste veglie di preghiera, per esempio a Firenze e a Cosenza (qui un bel resoconto).

Chi volesse raccontarci di altri eventi simili, può farlo tranquillamente (anzi ci fa piacere!), inviandoci una mail o mandandoci un link sulla nostra pagina FB.

Concludo con la pubblicazione del testo del volantino di “Consultoria autogestita”, sperando che le iniziative contro i diritti di autodeterminazione delle donne, con fatica conquistati negli anni passati non siano più messi sotto attacco e non vengano più erosi in alcun modo e auspicando che, se una modifica ci deve essere alla L 194, essa avvenga in senso favorevole alle donne, per esempio risolvendo il problema dell’altissima presenza di obiettori di coscienza negli ospedali pubblici che di fatto ostacolano (quando addirittura non impediscono) l’accesso effettivo all’interruzione volontaria di gravidanza.

 

Il volantino (1)Il volantino (1)

 

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