Facebook, i Trolls e la Politica Italiana

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Pubblicato il 2 maggio 2014

Ogni giorno personaggi politici, organizzazioni e singoli individui creano profili, pagine e gruppi sui social network: su Facebook ci sono più di 54 milioni di pagine, 1,5 miliardi di utenti, e 1 milione di links condivisi ogni 20 minuti. In Italia, la mancanza di fiducia nei media tradizionali ha elevato Facebook a primo canale d’informazione politica.

Photo by mkhmarketing

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Nonostante molti analisti politici sostengano che lo scambio d’informazioni sui social network crei un elettorato più informato, recenti ricerche dimostrano non solo che Facebook non è immune da un’esposizione selettiva, ma spiegano anche quali persone non sono in grado di riconoscere quando un’informazione è inesatta.

Al fine di esplorare il rapporto tra politica e social media, in quest’articolo verrà prima esaminato uno studio sulle reazioni degli utenti di Facebook riguardo alle notizie politiche durante l’ultima competizione elettorale italiana, e, in seconda battuta, verrà fatta un analisi dei limiti di Internet nel rendere le persone più informate.

Alcuni scienziati social-computazionali della Northeastern University di Boston hanno stabilito che le persone esposte a fonti d’informazioni alternative su Facebook siano più inclini a credere a false teorie politiche.
Questo studio – basato su un campione di 2,3 milioni di utenti del social network – si concentra sulla proliferazione dei gruppi politici e le pagine di Facebook durante la competizione elettorale del 2013 in Italia, e la parallela comparsa dei trolls. Come spiega la ricerca, i trolls si distinguono dal resto dei gruppi poiché costruiscono pagine di Facebook come imitazione delle fonti d’informazione alternative e degli altri gruppi politici.
In breve, gli scienziati prima individuano tre categorie – fonti d’informazioni principali, fonti d’informazione alternative e movimenti politici auto-organizzatisi online – che forniscono informazioni riguardanti i problemi politici attraverso il social network, e poi analizzano come le persone interagiscono con tali fonti e notizie.
Nel corso della ricerca hanno scoperto che un post creato da uno di questi troll, apparso su Facebook durante l’ultima elezione italiana e contenente informazioni ingannevoli, diventa rapidamente virale. Il titolo del post è il seguente

Il senato italiano ha approvato con 257 a favore e 165 astenuti il disegno di legge dal senatore Cirenga che prevede la nascita del fondo per i “Parlamentari in crisi” creato in vista dell’imminente fine legislatura. Questo fondo prevede lo stanziamento di 134 miliardi di euro da destinarsi a tutti i deputati che non troveranno lavoro nell’anno successivo alla fine del mandato. E questo quando in Italia i malati di SLA sono costretti a pagarsi da soli le cure. Rifletti e fai girare.

Come gli scienziati osservano, gli utenti accettano al volo il consiglio di “condividere” il post, in quanto, come si può notare dalla foto in basso, è stato condiviso più di 35.000 volte in meno di un mese; tuttavia, lo stesso non si può dire per quanto riguarda il consiglio di riflettere. Infatti, se si legge il messaggio con più attenzione, è possibile individuare quattro falsi elementi: il senatore in questione è inventato, il numero totale dei voti è superiore al numero reale dei senatori, la quantità di denaro in gioco è superiore al 10% del PIL italiano, e la legge stessa è un’invenzione.

Post Sen. Cirenga

Post Sen. Cirenga

Come i risultati della ricerca mostrano, gli utenti che condividono tali messaggi dei trolls sono quelli che preferiscono informarsi tramite fonti d’informazione alternative. Queste persone, che cercano di evitare qualsiasi forma di manipolazione, sono anche quelle più esposte alla disinformazione. Tale disinformazione è quindi diffusa attraverso i trolls, i quali creano pagine e gruppi al fine di mistificare e diffondere talvolta notizie prive di ogni fondamento, talvolta notizie contraddittorie a quelle ufficiali. Il riquadro in basso mostra la percentuale di persone che condividono informazioni false in relazione alla loro fonte d’informazione favorita: il 56% di chi crede alle notizie false fa affidamento su fonti d’informazione alternative, mentre solo il 18% di essi si affida ai media ufficiali.

Al fine di contrastare il proliferare di pagine e gruppi non ufficiali e ingannevoli, le istituzioni politiche, così come le amministrazioni pubbliche, dovrebbero aumentare la loro presenza ufficiale nei social network. Secondo una ricerca del Politecnico di Milano, infatti, il 92% delle pagine dei comuni italiani sui social network non è ufficiale. Come lo studio indica:

L’uso ufficiale dei social media, il loro patrocinio, e la loro attenta gestione non rappresenta solo un’opportunità, ma sembra anche obbligatorio per evitare che qualcun altro faccia uso del ruolo degli amministratori locali, fornendo informazioni ambigue ai cittadini

Inoltre, nonostante i social networks siano oggi canali importanti d’informazione politica, essi tuttavia hanno dei limiti nel costruire una società più informata. Come suggerisce un’altra ricerca, ci sono diversi limiti da considerare quando si analizzano gli aspetti democratici di Internet. In primo luogo, vi è una grande quantità d’informazioni sui social networks, ma le persone sono capaci di elaborare solo un numero limitato di queste. In secondo luogo, Internet non è immune dalla struttura di potere che opera nel mondo offline, e i motori di ricerca, a loro volta, favoriscono alcuni siti web piuttosto che altri. In terzo luogo, a causa della diseguale distribuzione delle risorse, Internet favorisce le persone che si trovano già in una posizione migliore in termini di competenze, di reddito e di accesso fisico alle informazioni politiche. In quarto luogo, le persone con basso livello d’istruzione tendono a utilizzare Internet per l’intrattenimento, mentre le persone più istruite utilizzano Internet per scopi più informativi. In quinto luogo, nonostante gli analisti politici sostengano che i social networks agevolino la formazione di un elettorato più consapevole, è da evidenziare come esista una tendenza per gli utenti di Facebook, ed in generale per tutte le persone, a favorire le informazioni che rafforzano i loro punti di vista, anche quando tali informazioni non sono supportate da alcuna evidenza.

Quest’ultimo aspetto è molto importante e chiarisce il perché le persone, in Italia, – nel corso di un periodo di malcontento economico e politico – credano nella notizia falsa del senatore Cirenga; ciò spiega anche perché tali cittadini siano attratti da falsi slogan politici, che si sostituiscono alla chiarezza morale e alla ricerca della conoscenza. Come risultato, questo mondo virtuale permette ai suoi partecipanti di sentirsi virtuosi anche agendo sulla base dell’ignoranza.

In conclusione, non c’è dubbio che i social network si sostituiranno ai media tradizionali come canali d’informazione politica. Tuttavia, le istituzioni politiche e gli amministratori pubblici dovrebbero iniziare a rafforzare la loro presenza online al fine di contrastare il proliferare di pagine e gruppi non ufficiali e fuorvianti creati da trolls. Infine, tali social network hanno diversi limiti e non possono essere considerati sostituti delle tradizionali fonti di conoscenza.

cross-post via ilglobo.eu

Fonti:

Collective attention in the age of (mis)information,2014,arXiv:1403.3344[cs.SI]
Isidoropaolo Casteltrione,Facebook and Political Information in Italy and the UK: An Antidote against Political Fragmentation and Polarisation? Online Journal of Communication and Media Technologies Volume: 4 – Issue: 1 – January – 2014;
Deborah Agostino, Using social media to engage citizens: A study of Italian municipalities, Public Relations Review, Volume 39, Issue 3, September 2013;
www.facebook.com

 

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