Sull’islam non aveva ragione quella “pazza” di Oriana Fallaci

Pubblicato il 27 agosto 2014

In risposta all’articolo Sull’islam aveva ragione quella “pazza” di Oriana Fallaci” apparso su ilgiornale.it in data 26 agosto 2014 (e non 1014 come potrebbe sembrare).

L’odio per l’Islam, il fallimento dell’integrazione: in queste righe sembra di leggere la cronaca di oggi.

Leggete queste righe come fossero un saggio scritto ieri, e avrete una valida analisi dei fatti di attualità degli ultimi giorni. Ma, com’è ovvio, le righe che seguono sono state scritte da Tiziano Terzani non in queste ore, ma in risposta ad Oriana Fallaci ed al suo articolo “La Rabbia e l’orgoglio” scritto all’indomani dell’11 settembre del 2001, dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Ho deciso di ripubblicare un estratto dei suoi scritti sul rapporto tra l’Islam e l’Occidente, in quanto molta gente è ancora convinta che Oriana Fallaci avesse ragione, e che lo scontro totale debba prevalere. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. 

Il Sultano e San Francesco

Non possiamo rinunciare alla speranza

Oriana, dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri gia’ grande e tu proponesti di scambiarci delle “Lettere da due mondi diversi”: io dalla Cina dell’immediato dopo-Mao in cui andavo a vivere, tu dall’America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma e’ in nome di quella tua generosa offerta di allora, e non certo per coinvolgerti ora in una corrispondenza che tutti e due vogliamo evitare, che mi permetto di scriverti.

Davvero mai come ora, pur vivendo sullo stesso pianeta, ho l’impressione di stare in un mondo assolutamente diverso dal tuo. Ti scrivo anche – e pubblicamente per questo – per non far sentire troppo soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. La’ morivano migliaia di persone e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana – la ragione; il meglio del cuore – la compassione.

Il tuo sfogo mi ha colpito, ferito e mi ha fatto pensare a Karl Kraus. “Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia”, scrisse, disperato dal fatto che, dinanzi all’indicibile orrore della Prima Guerra Mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchierio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui uso’ di quel consapevole silenzio per scrivere ‘Gli ultimi giorni dell’umanita’, un’opera che sembra essere ancora di un’inquietante attualita’.

Pensare quel che pensi e scriverlo e’ un tuo diritto. Il problema e’ pero’ che, grazie alla tua notorieta’, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani e questo mi inquieta. Il nostro di ora e’ un momento di straordinaria importanza. L’orrore indicibile e’ appena cominciato, ma e’ ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E un momento anche di enorme responsabilita’ perche’ certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti piu’ bassi, ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecita’ delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere. “Conquistare le passioni mi pare di gran lunga piu’ difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me”, scriveva nel 1925 quella bell’anima di Gandhi. Ed aggiungeva: “Finche’ l’uomo non si mettera’ di sua volonta’ all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sara’ per lui alcuna salvezza”.

E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non e’ nella tua rabbia accalorata, ne’ nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela piu’ accettabile, “Liberta’ duratura”. O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo e’ mondo non c’e’ stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sara’ nemmeno questa.

Quel che ci sta succedendo e’ nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. E una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d’aver davanti prima dell’11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilita’ di nulla, tanto meno all’inevitabilita’ della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta. Le guerre sono tutte terribili. Il moderno affinarsi delle tecniche di distruzione e di morte le rendono sempre piu’ tali. Pensiamoci bene: se noi siamo disposti a combattere la guerra attuale con ogni arma a nostra disposizione, compresa quella atomica, come propone il Segretario alla Difesa americano, allora dobbiamo aspettarci che anche i nostri nemici, chiunque essi siano, saranno ancor piu’ determinati di prima a fare lo stesso, ad agire senza regole, senza il rispetto di nessun principio. Se alla violenza del loro attacco alle Torri Gemelle noi risponderemo con una ancor piu’ terribile violenza – ora in Afghanistan, poi in Iraq, poi chi sa dove -, alla nostra ne seguira’ necessariamente una loro ancora piu’ orribile e poi un’altra nostra e cosi’ via.

Perche’ non fermarsi prima? Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari “intelligente”, di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui. Cambiamo illusione e, tanto per cominciare, chiediamo a chi fra di noi dispone di armi nucleari, armi chimiche e armi batteriologiche – Stati Uniti in testa – d’impegnarsi solennemente con tutta l’umanita’ a non usarle mai per primo, invece di ricordarcene minacciosamente la disponibilita’. Sarebbe un primo passo in una nuova direzione. Non solo questo darebbe a chi lo fa un vantaggio morale – di per se’ un’arma importante per il futuro -, ma potrebbe anche disinnescare l’orrore indicibile ora attivato dalla reazione a catena della vendetta.

In questi giorni ho ripreso in mano un bellissimo libro (peccato che non sia ancora in italiano) di un vecchio amico, uscito due anni fa in Germania. Il libro si intitola Die Kunst, nicht regiert zu werden: ethische Politik von Sokrates bis Mozart (L’arte di non essere governati: l’etica politica da Socrate a Mozart). L’autore e’ Ekkehart Krippendorff, che ha insegnato per anni a Bologna prima di tornare all’Universita’ di Berlino. La affascinante tesi di Krippendorff e’ che la politica, nella sua espressione piu’ nobile, nasce dal superamento della vendetta e che la cultura occidentale ha le sue radici piu’ profonde in alcuni miti, come quello di Caino e quello delle Erinni, intesi da sempre a ricordare all’uomo la necessita’ di rompere il circolo vizioso della vendetta per dare origine alla civilta’. Caino uccide il fratello, ma Dio impedisce agli uomini di vendicare Abele e, dopo aver marchiato Caino – un marchio che e’ anche una protezione – lo condanna all’esilio dove quello fonda la prima citta’. La vendetta non e’ degli uomini, spetta a Dio. Secondo Krippendorff il teatro, da Eschilo a Shakespeare, ha avuto una funzione determinante nella formazione dell’uomo occidentale perche’ col suo mettere sulla scena tutti i protagonisti di un conflitto, ognuno col suo punto di vista, i suoi ripensamenti e le sue possibili scelte di azione, il teatro e’ servito a far riflettere sul senso delle passioni e sulla inutilita’ della violenza che non raggiunge mai il suo fine.

Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e cosi’, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore. A te, Oriana, i kamikaze non interessano. A me tanto invece. Ho passato giorni in Sri Lanka con alcuni giovani delle “Tigri Tamil”, votati al suicidio. Mi interessano i giovani palestinesi di “Hamas” che si fanno saltare in aria nelle pizzerie israeliane. Un po’ di pieta’ sarebbe forse venuta anche a te se in Giappone, sull’isola di Kyushu, tu avessi visitato Chiran, il centro dove i primi kamikaze vennero addestrati e tu avessi letto le parole, a volte poetiche e tristissime, scritte segretamente prima di andare, riluttanti, a morire per la bandiera e per l’Imperatore. I kamikaze mi interessano perche’ vorrei capire che cosa li rende cosi’ disposti a quell’innaturale atto che e’ il suicidio e che cosa potrebbe fermarli.

Quelli di noi a cui i figli – fortunatamente – sono nati, si preoccupano oggi moltissimo di vederli bruciare nella fiammata di questo nuovo, dilagante tipo di violenza di cui l’ecatombe nelle Torri Gemelle potrebbe essere solo un episodio. Non si tratta di giustificare, di condonare, ma di capire. Capire, perche’ io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolvera’ uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali.

Niente nella storia umana e’ semplice da spiegare e fra un fatto ed un altro c’e’ raramente una correlazione diretta e precisa. Ogni evento, anche della nostra vita, e’ il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell’evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altre migliaia di effetti. L’attacco alle Torri Gemelle e’ uno di questi eventi: il risultato di tanti e complessi fatti antecedenti. Certo non e’ l’atto di “una guerra di religione” degli estremisti musulmani per la conquista delle nostre anime, una Crociata alla rovescia, come la chiami tu, Oriana. Non e’ neppure “un attacco alla liberta’ ed alla democrazia occidentale”, come vorrebbe la semplicistica formula ora usata dai politici. Un vecchio accademico dell’Universita’ di Berkeley, un uomo certo non sospetto di anti-americanismo o di simpatie sinistrorse da’ di questa storia una interpretazione completamente diversa. “Gli assassini suicidi dell’11 settembre non hanno attaccato l’America: hanno attaccato la politica estera americana”, scrive Chalmers Johnson nel numero di The Nation del 15 ottobre. Per lui, autore di vari libri – l’ultimo, Blowback, contraccolpo, uscito l’anno scorso (in Italia edito da Garzanti, ndr) ha del profetico – si tratterebbe appunto di un ennesimo “contraccolpo” al fatto che, nonostante la fine della Guerra Fredda e lo sfasciarsi dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno mantenuto intatta la loro rete imperiale di circa 800 installazioni militari nel mondo. Con una analisi che al tempo della Guerra Fredda sarebbe parsa il prodotto della disinformazione del Kgb, Chalmers Johnson fa l’elenco di tutti gli imbrogli, complotti, colpi di Stato, delle persecuzioni, degli assassinii e degli interventi a favore di regimi dittatoriali e corrotti nei quali gli Stati Uniti sono stati apertamente o clandestinamente coinvolti in America Latina, in Africa, in Asia e nel Medio Oriente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

Il “contraccolpo” dell’attacco alle Torri Gemelle ed al Pentagono avrebbe a che fare con tutta una serie di fatti di questo tipo: fatti che vanno dal colpo di Stato ispirato dalla Cia contro Mossadeq nel 1953, seguito dall’installazione dello Shah in Iran, alla Guerra del Golfo, con la conseguente permanenza delle truppe americane nella penisola araba, in particolare l’Arabia Saudita dove sono i luoghi sacri dell’Islam. Secondo Johnson sarebbe stata questa politica americana “a convincere tanta brava gente in tutto il mondo islamico che gli Stati Uniti sono un implacabile nemico”. Cosi’ si spiegherebbe il virulento anti-americanismo diffuso nel mondo musulmano e che oggi tanto sorprende gli Stati Uniti ed i loro alleati.

Esatta o meno che sia l’analisi di Chalmers Johnson, e’ evidente che al fondo di tutti i problemi odierni degli americani e nostri nel Medio Oriente c’e’, a parte la questione israeliano-palestinese, la ossessiva preoccupazione occidentale di far restare nelle mani di regimi “amici”, qualunque essi fossero, le riserve petrolifere della regione. Questa e’ stata la trappola. L’occasione per uscirne e’ ora. Perche’ non rivediamo la nostra dipendenza economica dal petrolio? Perche’ non studiamo davvero, come avremmo potuto gia’ fare da una ventina d’anni, tutte le possibili fonti alternative di energia? Ci eviteremmo cosi’ d’essere coinvolti nel Golfo con regimi non meno repressivi ed odiosi dei talebani; ci eviteremmo i sempre piu’ disastrosi “contraccolpi” che ci verranno sferrati dagli oppositori a quei regimi, e potremmo comunque contribuire a mantenere un migliore equilibrio ecologico sul pianeta. Magari salviamo cosi’ anche l’Alaska che proprio un paio di mesi fa e’ stata aperta ai trivellatori, guarda caso dal presidente Bush, le cui radici politiche – tutti lo sanno – sono fra i petrolieri.

A proposito del petrolio, Oriana, sono certo che anche tu avrai notato come, con tutto quel che si sta scrivendo e dicendo sull’Afghanistan, pochissimi fanno notare che il grande interesse per questo paese e’ legato al fatto d’essere il passaggio obbligato di qualsiasi conduttura intesa a portare le immense risorse di metano e petrolio dell’Asia Centrale (vale a dire di quelle repubbliche ex-sovietiche ora tutte, improvvisamente, alleate con gli Stati Uniti) verso il Pakistan, l’India e da li’ nei paesi del Sud Est Asiatico. Il tutto senza dover passare dall’Iran. Nessuno in questi giorni ha ricordato che, ancora nel 1997, due delegazioni degli “orribili” talebani sono state ricevute a Washington (anche al Dipartimento di Stato) per trattare di questa faccenda e che una grande azienda petrolifera americana, la Unocal, con la consulenza niente di meno che di Henry Kissinger, si e’ impegnata col Turkmenistan a costruire quell’oleodotto attraverso l’Afghanistan.

E dunque possibile che, dietro i discorsi sulla necessita’ di proteggere la liberta’ e la democrazia, l’imminente attacco contro l’Afghanistan nasconda anche altre considerazioni meno altisonanti, ma non meno determinanti. E per questo che nell’America stessa alcuni intellettuali cominciano a preoccuparsi che la combinazione fra gli interessi dell’industria petrolifera con quelli dell’industria bellica – combinazione ora prominentemente rappresentata nella compagine al potere a Washington – finisca per determinare in un unico senso le future scelte politiche americane nel mondo e per limitare all’interno del paese, in ragione dell’emergenza anti-terrorismo, i margini di quelle straordinarie liberta’ che rendono l’America cosi’ particolare. Il fatto che un giornalista televisivo americano sia stato redarguito dal pulpito della Casa Bianca per essersi chiesto se l’aggettivo “codardi”, usato da Bush, fosse appropriato per i terroristi-suicidi, cosi’ come la censura di certi programmi e l’allontanamento da alcuni giornali, di collaboratori giudicati non ortodossi, hanno aumentato queste preoccupazioni.

L’aver diviso il mondo in maniera – mi pare – “talebana”, fra “quelli che stanno con noi e quelli contro di noi”, crea ovviamente i presupposti per quel clima da caccia alle streghe di cui l’America ha gia’ sofferto negli anni Cinquanta col maccartismo, quando tanti intellettuali, funzionari di Stato ed accademici, ingiustamente accusati di essere comunisti o loro simpatizzanti, vennero perseguitati, processati e in moltissimi casi lasciati senza lavoro. Il tuo attacco, Oriana – anche a colpi di sputo – alle “cicale” ed agli intellettuali “del dubbio” va in quello stesso senso. Dubitare e’ una funzione essenziale del pensiero; il dubbio e’ il fondo della nostra cultura. Voler togliere il dubbio dalle nostre teste e’ come volere togliere l’aria ai nostri polmoni. Io non pretendo affatto d’aver risposte chiare e precise ai problemi del mondo (per questo non faccio il politico), ma penso sia utile che mi si lasci dubitare delle risposte altrui e mi si lasci porre delle oneste domande.

In questi tempi di guerra non deve essere un crimine parlare di pace. Purtroppo anche qui da noi, specie nel mondo “ufficiale” della politica e dell’establishment mediatico, c’e’ stata una disperante corsa alla ortodossia. E come se l’America ci mettesse gia’ paura. Capita cosi’ di sentir dire in televisione a un post-comunista in odore di una qualche carica nel suo partito, che il soldato Ryan e’ un importante simbolo di quell’America che per due volte ci ha salvato. Ma non c’era anche lui nelle marce contro la guerra americana in Vietnam? Per i politici – me ne rendo conto – e’ un momento difficilissimo. Li capisco e capisco ancor piu’ l’angoscia di qualcuno che, avendo preso la via del potere come una scorciatoia per risolvere un piccolo conflitto di interessi terreni si ritrova ora alle prese con un enorme conflitto di interessi divini, una guerra di civilta’ combattuta in nome di Iddio e di Allah. No. Non li invidio, i politici.

Siamo fortunati noi, Oriana. Abbiamo poco da decidere e non trovandoci in mezzo ai flutti del fiume, abbiamo il privilegio di poter stare sulla riva a guardare la corrente. Ma questo ci impone anche grandi responsabilita’ come quella, non facile, di andare dietro alla verita’ e di dedicarci soprattutto “a creare campi di comprensione, invece che campi di battaglia“, come ha scritto Edward Said, professore di origine palestinese ora alla Columbia University, in un saggio sul ruolo degli intellettuali uscito proprio una settimana prima degli attentati in America. Il nostro mestiere consiste anche nel semplificare quel che e’ complicato. Ma non si puo’ esagerare, Oriana, presentando Arafat come la quintessenza della doppiezza e del terrorismo ed indicando le comunita’ di immigrati musulmani da noi come incubatrici di terroristi. Le tue argomentazioni verranno ora usate nelle scuole contro quelle buoniste, da libro Cuore, ma tu credi che gli italiani di domani, educati a questo semplicismo intollerante, saranno migliori? Non sarebbe invece meglio che imparassero, a lezione di religione, anche che cosa e’ l’Islam? Che a lezione di letteratura leggessero anche Rumi o il da te disprezzato Omar Kayan? Non sarebbe meglio che ci fossero quelli che studiano l’arabo, oltre ai tanti che gia’ studiano l’inglese e magari il giapponese?

Lo sai che al ministero degli Esteri di questo nostro paese affacciato sul Mediterraneo e sul mondo musulmano, ci sono solo due funzionari che parlano arabo? Uno attualmente e’, come capita da noi, console ad Adelaide in Australia. Mi frulla in testa una frase di Toynbee: “Le opere di artisti e letterati hanno vita piu’ lunga delle gesta di soldati, di statisti e mercanti. I poeti ed i filosofi vanno piu’ in la’ degli storici. Ma i santi e i profeti valgono di piu’ di tutti gli altri messi assieme”. Dove sono oggi i santi ed i profeti? Davvero, ce ne vorrebbe almeno uno! Ci rivorrebbe un San Francesco. Anche i suoi erano tempi di crociate, ma il suo interesse era per “gli altri”, per quelli contro i quali combattevano i crociati. Fece di tutto per andarli a trovare. Ci provo’ una prima volta, ma la nave su cui viaggiava naufrago’ e lui si salvo’ a malapena. Ci provo’ una seconda volta, ma si ammalo’ prima di arrivare e torno’ indietro. Finalmente, nel corso della quinta crociata, durante l’assedio di Damietta in Egitto, amareggiato dal comportamento dei crociati (“vide il male ed il peccato”), sconvolto da una spaventosa battaglia di cui aveva visto le vittime, San Francesco attraverso’ le linee del fronte. Venne catturato, incatenato e portato al cospetto del Sultano. Peccato che non c’era ancora la Cnn – era il 1219 – perche’ sarebbe interessantissimo rivedere oggi il filmato di quell’incontro. Certo fu particolarissimo perche’, dopo una chiacchierata che probabilmente ando’ avanti nella notte, al mattino il Sultano lascio’ che San Francesco tornasse, incolume, all’accampamento dei crociati.

Mi diverte pensare che l’uno disse all’altro le sue ragioni, che San Francesco parlo’ di Cristo, che il Sultano lesse passi del Corano e che alla fine si trovarono d’accordo sul messaggio che il poverello di Assisi ripeteva ovunque: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Mi diverte anche immaginare che, siccome il frate sapeva ridere come predicare, fra i due non ci fu aggressivita’ e che si lasciarono di buon umore sapendo che comunque non potevano fermare la storia. Ma oggi? Non fermarla puo’ voler dire farla finire.

Ti ricordi, Oriana, Padre Balducci che predicava a Firenze quando noi eravamo ragazzi? Riguardo all’orrore dell’olocausto atomico pose una bella domanda: “La sindrome da fine del mondo, l’alternativa fra essere e non essere, hanno fatto diventare l’uomo piu’ umano?”. A guardarsi intorno la risposta mi pare debba essere “No”. Ma non possiamo rinunciare alla speranza. “Mi dica, che cosa spinge l’uomo alla guerra?”, chiedeva Albert Einstein nel 1932 in una lettera a Sigmund Freud. “E possibile dirigere l’evoluzione psichica dell’uomo in modo che egli diventi piu’ capace di resistere alla psicosi dell’odio e della distruzione?” Freud si prese due mesi per rispondergli. La sua conclusione fu che c’era da sperare: l’influsso di due fattori – un atteggiamento piu’ civile, ed il giustificato timore degli effetti di una guerra futura – avrebbe dovuto mettere fine alle guerre in un prossimo avvenire. Giusto in tempo la morte risparmio’ a Freud gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Non li risparmio’ invece ad Einstein, che divenne pero’ sempre piu’ convinto della necessita’ del pacifismo. Nel 1955, poco prima di morire, dalla sua casetta di Princeton in America dove aveva trovato rifugio, rivolse all’umanita’ un ultimo appello per la sua sopravvivenza: “Ricordatevi che siete uomini e dimenticatevi tutto il resto“.

Per difendersi, Oriana, non c’e’ bisogno di offendere (penso ai tuoi sputi ed ai tuoi calci). Per proteggersi non c’e’ bisogno d’ammazzare. Ed anche in questo possono esserci delle giuste eccezioni. M’e’ sempre piaciuta nei Jataka, le storie delle vite precedenti di Buddha, quella in cui persino lui, epitome della non violenza, in una incarnazione anteriore uccide. Viaggia su una barca assieme ad altre 500 persone. Lui, che ha gia’ i poteri della preveggenza, “vede” che uno dei passeggeri, un brigante, sta per ammazzare tutti e derubarli e lui lo previene buttandolo nell’acqua ad affogare per salvare gli altri. Essere contro la pena di morte non vuol dire essere contro la pena in genere ed in favore della liberta’ di tutti i delinquenti. Ma per punire con giustizia occorre il rispetto di certe regole che sono il frutto dell’incivilimento, occorre il convincimento della ragione, occorrono delle prove. I gerarchi nazisti furono portati dinanzi al Tribunale di Norimberga; quelli giapponesi responsabili di tutte le atrocita’ commesse in Asia, furono portati dinanzi al Tribunale di Tokio prima di essere, gli uni e gli altri, dovutamente impiccati. Le prove contro ognuno di loro erano schiaccianti. Ma quelle contro Osama Bin Laden? “Noi abbiamo tutte le prove contro Warren Anderson, presidente della Union Carbide. Aspettiamo che ce lo estradiate”, scrive in questi giorni dall’India agli americani, ovviamente a mo’ di provocazione, Arundhati Roy, la scrittrice de Il Dio delle piccole cose: una come te, Oriana, famosa e contestata, amata ed odiata. Come te, sempre pronta a cominciare una rissa, la Roy ha usato della discussione mondiale su Osama Bin Laden per chiedere che venga portato dinanzi ad un tribunale indiano il presidente americano della Union Carbide responsabile dell’esplosione nel 1984 nella fabbrica chimica di Bhopal in India che fece 16.000 morti. Un terrorista anche lui? Dal punto di vista di quei morti forse si’.

L’immagine del terrorista che ora ci viene additata come quella del “nemico” da abbattere e’ il miliardario saudita che, da una tana nelle montagne dell’Afghanistan, ordina l’attacco alle Torri Gemelle; e’ l’ingegnere-pilota, islamista fanatico, che in nome di Allah uccide se stesso e migliaia di innocenti; e’ il ragazzo palestinese che con una borsetta imbottita di dinamite si fa esplodere in mezzo ad una folla. Dobbiamo pero’ accettare che per altri il “terrorista” possa essere l’uomo d’affari che arriva in un paese povero del Terzo Mondo con nella borsetta non una bomba, ma i piani per la costruzione di una fabbrica chimica che, a causa di rischi di esplosione ed inquinamento, non potrebbe mai essere costruita in un paese ricco del Primo Mondo. E la centrale nucleare che fa ammalare di cancro la gente che ci vive vicino? E la diga che disloca decine di migliaia di famiglie? O semplicemente la costruzione di tante piccole industrie che cementificano risaie secolari, trasformando migliaia di contadini in operai per produrre scarpe da ginnastica o radioline, fino al giorno in cui e’ piu’ conveniente portare quelle lavorazioni altrove e le fabbriche chiudono, gli operai restano senza lavoro e non essendoci piu’ i campi per far crescere il riso, muoiono di fame?

Questo non e’ relativismo. Voglio solo dire che il terrorismo, come modo di usare la violenza, puo’ esprimersi in varie forme, a volte anche economiche, e che sara’ difficile arrivare ad una definizione comune del nemico da debellare. I governi occidentali oggi sono uniti nell’essere a fianco degli Stati Uniti; pretendono di sapere esattamente chi sono i terroristi e come vanno combattuti. Molto meno convinti pero’ sembrano i cittadini dei vari paesi. Per il momento non ci sono state in Europa dimostrazioni di massa per la pace; ma il senso del disagio e’ diffuso cosi’ come e’ diffusa la confusione su quel che si debba volere al posto della guerra. “Dateci qualcosa di piu’ carino del capitalismo“, diceva il cartello di un dimostrante in Germania. “Un mondo giusto non e’ mai NATO“, c’era scritto sullo striscione di alcuni giovani che marciavano giorni fa a Bologna. Gia’. Un mondo “piu’ giusto” e’ forse quel che noi tutti, ora piu’ che mai, potremmo pretendere. Un mondo in cui chi ha tanto si preoccupa di chi non ha nulla; un mondo retto da principi di legalita’ ed ispirato ad un po’ piu’ di moralita’.

La vastissima, composita alleanza che Washington sta mettendo in piedi, rovesciando vecchi schieramenti e riavvicinando paesi e personaggi che erano stati messi alla gogna, solo perche’ ora tornano comodi, e’ solo l’ennesimo esempio di quel cinismo politico che oggi alimenta il terrorismo in certe aree del mondo e scoraggia tanta brava gente nei nostri paesi. Gli Stati Uniti, per avere la maggiore copertura possibile e per dare alla guerra contro il terrorismo un crisma di legalita’ internazionale, hanno coinvolto le Nazioni Unite, eppure gli Stati Uniti stessi rimangono il paese piu’ reticente a pagare le proprie quote al Palazzo di Vetro, sono il paese che non ha ancora ratificato ne’ il trattato costitutivo della Corte Internazionale di Giustizia, ne’ il trattato per la messa al bando delle mine anti-uomo e tanto meno quello di Kyoto sulle mutazioni climatiche. L’interesse nazionale americano ha la meglio su qualsiasi altro principio. Per questo ora Washington riscopre l’utilita’ del Pakistan, prima tenuto a distanza per il suo regime militare e punito con sanzioni economiche a causa dei suoi esperimenti nucleari; per questo la Cia sara’ presto autorizzata di nuovo ad assoldare mafiosi e gangster cui affidare i “lavoretti sporchi” di liquidare qua e la’ nel mondo le persone che la Cia stessa mettera’ sulla sua lista nera.

Eppure un giorno la politica dovra’ ricongiungersi con l’etica se vorremo vivere in un mondo migliore: migliore in Asia come in Africa, a Timbuctu come a Firenze. A proposito, Oriana. Anche a me ogni volta che, come ora, ci passo, questa citta’ mi fa male e mi intristisce. Tutto e’ cambiato, tutto e’ involgarito. Ma la colpa non e’ dell’Islam o degli immigrati che ci si sono installati. Non son loro che han fatto di Firenze una citta’ bottegaia, prostituita al turismo! E successo dappertutto. Firenze era bella quando era piu’ piccola e piu’ povera. Ora e’ un obbrobrio, ma non perche’ i musulmani si attendano in Piazza del Duomo, perche’ i filippini si riuniscono il giovedi’ in Piazza Santa Maria Novella e gli albanesi ogni giorno attorno alla stazione. E cosi’ perche’ anche Firenze s’e’ “globalizzata”, perche’ non ha resistito all’assalto di quella forza che, fino ad ieri, pareva irresistibile: la forza del mercato. Nel giro di due anni da una bella strada del centro in cui mi piaceva andare a spasso e’ scomparsa una libreria storica, un vecchio bar, una tradizionalissima farmacia ed un negozio di musica. Per far posto a che? A tanti negozi di moda. Credimi, anch’io non mi ci ritrovo piu’. Per questo sto, anch’io ritirato, in una sorta di baita nell’Himalaya indiana dinanzi alle piu’ divine montagne del mondo. Passo ore, da solo, a guardarle, li’ maestose ed immobili, simbolo della piu’ grande stabilita’, eppure anche loro, col passare delle ore, continuamente diverse e impermanenti come tutto in questo mondo.

La natura e’ una grande maestra, Oriana, e bisogna ogni tanto tornarci a prendere lezione. Tornaci anche tu. Chiusa nella scatola di un appartamento dentro la scatola di un grattacielo, con dinanzi altri grattacieli pieni di gente inscatolata, finirai per sentirti sola davvero; sentirai la tua esistenza come un accidente e non come parte di un tutto molto, molto piu’ grande di tutte le torri che hai davanti e di quelle che non ci sono piu’. Guarda un filo d’erba al vento e sentiti come lui. Ti passera’ anche la rabbia. Ti saluto, Oriana e ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perche’ se quella non e’ dentro di noi non sara’ mai da nessuna parte. (corriere.it, Tiziano Terzani, 7 OTTOBRE 2001)

Sappiamo che poi il mondo rispose alla minaccia del terrorismo con la guerra, così come la signora Fallaci incitava. A distanza di 13 anni possiamo dire che aveva ragione Terzani. Il terrorismo non è stato per niente scalfito.

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  • Osservatorio Antiplagio

    “Il mondo rispose alla minaccia del terrorismo con la guerra, così come la signora Fallaci incitava. A distanza di 13 anni possiamo dire che aveva ragione Terzani. Il terrorismo non è stato per niente scalfito”. Fallaci, cognome che è tutto un programma.

    • Albert Blue

      Il mondo? gli Usa e noi europei. Ma sicuri che sia tutta colpa del solito occidente?

      • http://maximilianps.blogspot.com Massimiliano Uguccioni

        dato che li abbiamo isolati, sfruttati e ridotti alla fame con un sistema economico schizzofrenico, si direi che in parte è anche colpa nostra che li abbiamo lasciati vivere nel medio evo mentre depredavamo le loro risorse.

        Questo è quello che si ottiene quando si diffonde la cultura, poi la gente crede veramente che le eclissi siano un segno dell’ira degli dei e che tra le nuvole sieda un padre/padrone

        • Albert Blue

          Li abbiamo lasciati vivere nel medioevo? dai su nessuno nega le responsabilità di alcuni paesi occidentali ma non scadiamo nel solito terzomondismo da 4 soldi. Secondo te il Pakistan è così solo per colpa degli occidentali ? e l’Africa?

      • Alessandro Righi

        Magari se avessimo evitato di appoggiare colpi di stato qua e là, interferire negli affari di quei paesi e finanziare il fondamentalismo in funzione antisovietica, adesso avremmo meno problemi. Se sono incazzati c’è un motivo. Chiediamoci perché non ce l’hanno contro gli stati dell’america latina, o contro, che ne so, la Svezia o la Norvegia o contro il Giappone.

    • gattotenerone

      figuriamoci se non l’avessero combattuto!!! adesso gli sconfitti saremmo noi perché il terrorismo .non “filosofeggia come quei cari “pacifisti” che fanno il loro gioco!!!

      • leggera_in_cosapevolezza

        Gattotenerone, a parte la tua non-argomentazione, degna dei migliori seguaci dell’ignoranza fallaciana, vorrei ricordarti che non è stato il pacifismo a produrre il terrorismo. Il supporto americano in giro per il mondo a regimi dittatoriali in cambio di controllo geopolitico ha prodotto insofferenza, intolleranza, e anti-americanismo, perché su di esso si sono perpetrati i peggiori crimini contro gente che aveva come colpa solo quella di nascere nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Come del resto anche il portare armi americani ai ribelli in Siria ha avuto come conseguenza solo quella di avvantaggiare il fanatismo che trova nella idiozia della cultura del militarismo le sue più profonde radici. E’ li che si deve identificare la causa del terrorismo, e non sulle tue cazzate.

        • Albert Blue

          “resto anche il portare armi americani ai ribelli in Siria ha avuto come conseguenza solo quella di avvantaggiare il fanatismo che trova nella idiozia della cultura del militarismo le sue più profonde radici.” quindi sostanzialmente fenomeni come l’ISIS trovano le loro radici nel militarismo? caspita! non lo avrei mai detto, li vedo molto affezionati al Corano.

  • Albert Blue

    Negare che una parte maggioritaria (o meglio l’interpretazione )dell’Islam sia oltre che una religione una dottrina politica significa negare un dato oggettivo. L’Islam non è lo stesso ovunque, non è un monolite, ma negare che vi siano tratti potenzialmente pericolosi in contrasto con il concetto di tolleranza sancito dalla miriade di dichiarazioni sui diritti umani significa non dare alcuna informazione utile a chi in Italia e in Europa di Islam non sa nulla. Vorrei capire se al di la della questione Fallacci si- Fallacci no si possa parlare in modo obbiettivo di questa tematica senza essere tacciati di razzismo o islamofobia.

    • Daniel Bowyer

      Ti sei dimenticato di dire che chiunque creda o usi una religione per trovare conclusioni non e’ altro che un idiota. Come le semplificazioni, le religioni non sono utili per trarre conclusioni ma per immaginare oltre cio’ che possiamo capire!
      Per quanto riguarda il resto, che i religiosi facciano cosa “cavolo” vogliono finche non fan male a nessuno
      E che caz..! Siamo nel 21 secolo, noi scienziati ci siamo anche rotti il caz..

      • Albert Blue

        Concordo ma in questo preciso momento storico vedi migliaia di cristiani che sarebbero disposti a farsi ammazzare in qualche parte del mondo in difesa o in affermazione della cristianità? Il problema dell’Islam è che non ha nessuna autorità centrale, come il cattolicesimo, ergo non è possibile determinare con certezza cosa si legittimo o meno. Per esempio in U.K in nome di un’idea distorta di multiculturalismo la sharia è diventata fonte del diritto, tra le proteste delle associazioni degli avvocati e gli effetti sono questi: https://www.youtube.com/watch?v=RhbkyCjIvuw

        Ma poi da un punto di vista meramente dottrinale l’unico criterio interpretativo con cui rapportarsi al Corano è quello letterale, ci sono critiche a questo tipo di concezioni ma purtroppo sono minoritarie (vedasi la storia di Abu Zayd ).

        Ora se l’unico canone è quello letterale versetti come questo:

        2:256. Non c’è costrizione nella religione*. La retta via ben si distingue dall’errore. Chi dunque rifiuta l’idolo e crede in Allah, si aggrappa all’impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente.

        sembrerebbero affermare il principio di tolleranza inter-religiosa no? invece bisogna leggere anche questo versetto:

        2: 106. Non abroghiamo un versetto, né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale. Non lo sai che Allah è Onnipotente?

        cosa significa? per la teoria dell’abrogante e dell’abrogato quando due versetti sono in contrasto tra loro il successivo va ad abrogare il precedente (concetto discusso ma formalmente accettato da gran parte del mondo musulmano).

        E quindi nel prosieguo troviamo:

        9:5 Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso.

        9:29. Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo*, e siano soggiogati.

        8:39. Combatteteli finché non ci sia più politeismo e la religione sia tutta per Allah. Se poi smettono… ebbene, Allah ben osserva quello che fanno.

        9.33. Egli è Colui Che ha inviato il Suo Messaggero con la guida e la Religione della verità, onde farla prevalere su ogni altra religione, anche se ciò dispiace agli associatoti.

        Chiedo, alla luce di queste considerazioni possiamo dire che l’islam abbia qualche problema, a livello dottrinale almeno, con la violenza e l’intolleranza? chissenefrega del cristianesimo e della sua storia il presente è questo che se fa?
        L’unica speranza è la secolarizzazione ma non sarei così tanto certo che la cosa sia automatica, rischiamo concretamente di creare in Europa non una società multiculturale ma una società segregata, sopratutto nei contesti socio economici più difficili, dove vi saranno tante comunità chiuse che non comunicano con l’esterno, con un proprio diritto e una propria lista di valori assoluti reputati non negoziabili. Queste cose bisogna dirle perché capisco che la Fallacci sia andata “oltre” ma negare che non vi sia alcun problema è da folli.

        • Daniel Bowyer

          Gia’ quante storie tristi che sento di gente che si sposa in un sistema mussulmano. Certo anche storie belle, ma diciamo che i problemi logistici in una coppia (e forse il problema e’ proprio qui, la legge mussulmana non sembra riconoscere la coppia ma solo l’uomo) non dovrebbero essere cosi’ comuni…
          Che tristezza per gli altri a volte…
          Per fortuna la religione io me la creo da solo! (e non che sia particolarmente religioso comunque)

          Il problema secondo me non e’ neanche l’ignoranza quanto il desiderio di integrarsi in un sistema…
          Se tutte le persone capissero i veri limiti della condivisione non prenderebbero queste mode cosi’ seriamente (secondo me le religioni sono principalmente mode estese) e vivrebbero una vita molto piu’ cosciente ed interiore

    • G. Bruno

      Comincerei a citare correttamente il nome della grande Fallaci, che aveva già capito come si sarebbe evoluto il rapporto con gli estremisti. Tutti devono essere liberi di professare le loro credenze ma a nessuno deve essere consentito di far ripiombare l’umanità ne medio evo, Abbiamo lottato per secoli contro i nostri tabù e non intendiamo certo aspettare altri 400 anni per affrancarci da quelli degli altri.

  • http://maximilianps.blogspot.com Massimiliano Uguccioni

    Se fossimo andati giù, costruendo scuole e portandoli fuori dalla povertà, il mondo oggi sarebbe un posto diverso.
    Ma questo sistema non è basato sull’efficienza ma sul profitto per pochi e oggi ne paghiamo le conseguenze

    • Albert Blue

      Mi immagino la scena: un occidentale radical chic che va in determinati contesti a proporre scuole per insegnare cosa poi? che materie? occidentali o del posto? eguaglianza formale e sostanziale, libertà di pensiero…e magari davanti hai dei talebani.
      Non ti pare che questa stessa visione del “portiamo scuole” sia un po’ imperialista?

      • http://maximilianps.blogspot.com Massimiliano Uguccioni

        scienza matamatica e fisica non hanno religione e nazionalità ma … questi sono discorsi che non puoi comprendere, non ancora :P

        • Albert Blue

          Eh, sai sono scemo…mi immagino comunque la stessa scena, insegnare matematica e fisica, poi? ok basta adesso Bibbia / Corano, mi raccomando fai pure finta di non aver capito il punto.

          • scarlett

            Massimiliano la tua frase: portiamo scuole ha la stessa identica arrogante presunzione dei governi mondiali nell’imporre logiche occidentali in Paesi che do occidentale non hanno nulla. puoi pure portare matematica e fisica (sempre se non vieni fatto fuori prima di aprir bocca) ma la testa non la cambi fintanto che non si evolve da sola. e ti faccio notare che molti arabi educati nell’ occidente che tanto fingono di apprezzare x le sue idee liberali sono tornati nei loro Paesi più integralisti di prima. E dimmi credi davvero che ciò sia da imputare al colonialismo usa, quando suddetti soggetti vi si sono recati proprio allo scopo di godere delle opportunità di quel mondo che tanto disprezzano? vatti a guardare cosa faceva e con chi si trastullava bin Laden Prima di diventare il predicatore ammantato di santità che tutti ben conosciamo. Sua pur vero che la tolleranza e l’apertura è la via migliore, contro l’ipocrisia degli integralisti c’è ben poco da spartire abbracci.

          • http://maximilianps.blogspot.com Massimiliano Uguccioni

            Forse non mi sono spiegato… e questo è posto meno adatto per farlo.
            Ma le mie affermazioni si basano su dati scientifici.
            1) Portare fuori le popolazioni dalla povertà e dalla fame, significa dare loro i mezzi per l’auto-sostentamento.
            2) Una volta che la gente ha cibo ed un riparo sicuri e garantiti, l’istruzione viene da sola, e maggiore è l’istruzione minore è l’assoggettamento da parte delle religioni, in quanto maggiore è la cultura minore è la probabilità che la gente creda a cose come 12 vergini servite da 70 schiave presenti in un ipotetico aldilà.

            I punti uno e due, sono stati resi impossibili dall’economia monetaria e dagli interessi privati, in questo caso, “nostri” (inteso come occidente)

            Quello a cui assistiamo è semplicemente una conseguenza di scelte politiche errate ed oggi obsolete. Non c’é alcun dubbio che movimenti come queli dell’ISIS vadano eliminati, non penso ci siano altre soluzioni, ma se prendete la maggior parte degli immigrati che si sono integrati con il nostro sistema noterete che, soprattutto nelle seconde generazioni il livello culturale (scolastico) è maggiore rispetto alle generazioni precedenti ed il ripudio della violenza e della schiavitù maggiore. Questo, non solo è dato dalla nostra influenza ma dal fatto che hanno capito come funziona il mondo, grazie alla scienza che detta regole che prescindono le razze, le culture, e soprattuto le religioni.
            Religioni che grazie alla storia, possono essere apprese per quello che sono, un sistema per controllare le masse e scatenare guerre per interessi di pochi.

            chi vuol capire capisca, gli altri per quanto mi riguarda possono continuare a dormire nelle caverne.

  • Albert Blue

    Quindi tu stai sostanzialmente dicendo che, per esempio, il Pakistan è così per responsabilità diretta degli USA. Chiedo, in tutta la mia faziosità, se una certa cultura religiosa invece possa aver giovato al popolo pakistano oppure se in Africa il fatto che e dittatori abbiano tanto successo sia una conseguenza assolutamente ed unicamente imputabile agli USA . Sottolineo i termini ASSOLUTAMENTE E UNICAMENTE.

    Come è nato il Pakistan ? no perché io la storia non la conosco…quali sono state le esigenze che hanno determinato la nascita del Paese? libertà, eguagliano, progresso? Pure questo l’hanno voluto gli USA?

    http://en.wikipedia.org/wiki/Council_of_Islamic_Ideology

    In Angola la storia è più complessa del tuo racconto (Occcidente sfruttatore) come in molte zone dell’Africa vi sono stati scontri etnici sfruttati indubbiamente da Paesi occidentali ma non solo perché negli anni ’70 la frazione leninista marxista era finanziata da URSS e Cuba, in particolare i cubani (mandarono un contingente ) si resero responsabili di gravi azioni contro civili (per anni). Nessuno nega le responsabilità di istituzioni pubbliche e private classificabili come “occidentali” il punto è che le ragioni del sottosviluppo africano non sono riferibili al solo “occidente”, ma capisco che questa visione vada molto di moda in certi ambienti. Consiglio qualche libro di Pascal Bruckner sul concetto di terzomondismo tanto per vedere le cose da una prospettiva diversa.

    • http://maximilianps.blogspot.com Massimiliano Uguccioni

      non so se “hai sviluppato il cervello per comprendere le leggi della fisica” ma questo signore, forse, puo’ aiutare a chiarire le idee

      https://www.youtube.com/watch?v=PpxpyBjIDyw#t=375

    • Fatto?

      Albert invece di proporre la lettura di romanzi dovresti focalizzarti su qualcosa di più serio. Ci vorrebbe molto tempo per educarti, e molta disponibilità da parte tua alla comprensioni di certi fenomeni. Per esempio, tu non sai come siamo usciti noi dall’oscurantismo della cultura cristiana. Te lo spiego, e cerco di essere il più breve possibile. Illuminismo e rivoluzione industriale non sono stati agevolati ne dal potere monarchico, ne da quello ecclesiastico. Solo grazie allo sviluppo economico e alla rivoluzione francese è stata possibile lo sviluppo di quella classe media che lentamente ha rivendicato i propri diritti. La rivoluzione industriale non è mai arrivati in alcuni paesi del medio-oriente, dove il potere dispotico non ha mai concesso nessuna apertura alla popolazione. Mantenere il potere accentrato nelle mani di una classe politico-militare che usa la religione come fonte di legittimazione è stato possibile anche grazie al supporto di Stati Uniti e Unione Sovietica prima e Russia, USA, e Cina ora. La ricerca di un vantaggio geopolitico da parte di queste nazione, in medio-oriente come in altre zone del mondo, ha favorito, direttamente o indirettamente il perdurare di fenomeni di oppressione e il mancato sviluppo. Io non starò qui a fornirti una letteratura in merito perché credo che con un po’ di sforzo e tanta buona volontà puoi trovarla da solo. Con questo ho concluso.

      • Albert Blue

        Grazie per la lezione storico-politica, capisco di aver bisogno di “essere educato” ma per quanto riguarda le cose scritte direi che ci ero arrivato da solo. L’oscurantismo cristiano? certamente ma come non ricordare che il carattere universale dell’illuminismo? l’occidente, e lo dico da ateo/agnostico, in tutte le sue filosofie, ideologie è impregnato di cultura cristiana, la cultura dei diritti dell’uomo, il socialismo sono tutte forme di cristianesimo con un orizzonte terreno, addirittura ideologie anti cristiane hanno determinati caratteri tipici del cristianesimo. Finalmente leggo :

        “Mantenere il potere accentrato nelle mani di una classe politico-militare che usa la religione come fonte di legittimazione è stato possibile ANCHE grazie…”, proprio quello che dico dall’inizio, alcuni Paesi hanno agevolato questi processi per interessi economici di breve termine ma la causa di determinati eventi non è imputabile solo a questo elemento, ad esempio il più grande nemico Mossadeq in Iran furono i religiosi e i proprietari terrieri (che vennero favori da soggetti stranieri), in medio oriente sciiti e sunniti si ammazzano da secoli (per i sunniti gli sciiti sono apostati), in Africa ci sono scontri etnici praticamente da sempre ecc ecc, sto dicendo che è TUTTA colpa loro? no sto dicendo che molte volte non esiste solo il bianco e il nero.

  • Massimo Norbiato

    La verità assoluta non è quella della Fallaci, ma non è assolutamente nemmeno quella utopica di Terzani. Ognuno vede frammenti di verità e quanto a stabilire di chi è la colpa è come discutere su “è nato prima l’uovo o la gallina ?”. Io dico semplicemente che tra i difetti degli americani e quelli dell’islam scelgo quelli degli americani senza ombra di dubbio.

    • Albert Blue

      Tra i difetti degli americani e quelli di un “certo” Islam scelgo l’Europa, anche se non conta una cippa.

      • Angelo

        Meno male che c’è qualcuno che fa distinzioni, e alla fine sceglie l’Europa, che rappresenta il rispetto della dignità umana.

    • Angelo

      Come se non ci fossero americani di religione islamica. O lei crede che siano tutti cristiani e magari cattolici? E poi, seguendo la sua logica tra un americano e un islamico, per usare il suo esempio, che commettono un omicidio o uno stupro o qualsiasi reato, meglio l’americano perché preferisce i difetti del suo popolo? Ma che diamine significa? Non ha senso quello che dice…(scegliere tra difetti???). Io scelgo l’essere umano, indipendentemente dalla sua religione, razza, etc. La non discriminazione è un principio cardine della nostra cultura europea, che lei in pieno stile “talebano” ha appena calpestato.

      • Albert Blue

        Utopie, maledette utopie e generalizzazioni.

  • behemoth

    Con tutto il rispetto ma ho sempre detestato la Fallaci. L’articolo di Terzani invece è semplicemente brillante.

    • Albert Blue

      Brillante e utopistico, la Fallacci per certi aspetti poco lucida, il linguaggio non la aiutava, per molti altri lucidissima.

  • claudio cagnani

    Vorrei…..che , oggi Terzani potesse scrivere…..ciò che pensa..,…..non in ottobre del 2011..,…..mi .interesserebbe conoscere il suo pensiero oggi.,…..ne sono successe tante dopo l’11 settembre…………e a mio giudizio…….non sembra che la Fallaci NON avesse ragione………anzi………..i suoi scritti sono sempre più attuali……..e concreti………..

  • eldo

    Questo post dimostra come vi siano ancora troppe persone che hanno portato il loro cervello all’ammasso!
    Sinistra in primis!
    La Fallaci aveva e ha ancora ragione e chi vede nell’Islam una probabile religione amica deve aver dormito sino ad ora .!
    Sveglia! Che l’Islam ci annienterà come fa con pecore!

  • Rosario Todde

    Tutte queste discussioni sono ridicole alla luce della storia passata.
    Si vuole giudicare una religione e quelli che la seguono giudicando dagli esagitati che capeggiano gruppuscoli o loro stessi. é come giudicare i cattolici dalle crociate o da Torquemada.
    Ridicolo.
    Il sentimento più diffuso al mondo è il desiderio di pace accompagnato dalla tolleranza, che é la sua linfa vitale, e tutte le religioni monoteiste sono tolleranti.

    • marilena

      prendersi la briga di andare a leggersi il corano, può portare sorprese, in quanto ci sono passi ove parlar di … “tolleranza”… la vedo molto dura…

  • marilena

    Io direi che l’odio non c’entra con quanto sostenuto dalla Fallaci; si tratta piuttosto di un’accurata e disincantata analisi di quello che è l’Islam quasi sempre rappresenta. Perché dobbiamo aver paura a sostenere le nostre idee? Anche se qualcuno sostenesse idee a dire nostro sbagliate, la finiamo di metter gente franca ed onesta intellettualmente,
    alla gogna?

  • Daniela

    Mi piace questo articolo/lettera e fa` molto senso.Ogni persona puo` esprimere quello che pensa, che sia giust o no, bello o brutto un pensiero e` quello che esprimiamo con parole alla fine.
    La differenza nella nostre credenze con l’imposizione e` il nostro problema perche` si creno ostilita` e guerre. E`ora di aprire la mente e i nostri cuori gente…le differenze nelle differenti colture e credo ci saranno sempre, ma se non si accetta di convivere con queste diversita` non ci sara un futuro di pace.

  • consigliowebtv
  • paolo

    Se tu fossi vivo, caro Terzani, potrei risponderti a dovere. Ti pare che uno come te, che ha sostenuto che “Hitler non era pazzo, ma considerato pazzo alla stregua di tutti i personaggi dotati di forte logica”; beh, uno che è arrivato a capire una cosa del genere, possa elargire tanto buonismo orientaleggiante ?
    E poi avrei da farti anche qualche domanda. Che cosa facevi, in realtà, in Cina ? Qual era la manina che aiutava, dall’esterno, la nota organizzazione settanteggiante italiana, una storia tutta italiana (col cavolo) ?
    Certo, si tratta di voci. Ma visto che di terrorismo te ne intendi tanto, la conclusione sarebbe banale. Non sei mai stato un comunista, eppure sulle questioni attorno all’Islam, ti sei abbandonato anche tu all’africanesimo, al buonismo, al panta rei quantico-energetico-orientale, per cui se-ci-conquistano-chi-se-ne-importa-tanto-siamo-tutti-uguali.
    No, caro Terzani, gli uomini non sono tutti uguali. L’uguaglianza, lo sai, non è nella natura delle cose. E non si può stare sempre con tutti, a volte bisogna scegliere con chi stare.
    Ti stimo, e molto, ma io sto con la grande Oriana.

  • stefano

    non ho letto tutto…troppo lungo.
    Ragione, non ragione. Speranza, non speranza. Dubbio, non dubbio.
    Oriana ha scritto nero su bianco quello che pensava e, mi spiace, ma onestamente rispetto più la sua opinione che quella dei politically correct. La rispetto per via della sua vita, perché è nata durante la guerra, ha vissuta nella guerra in Vietnam e pure in Messico si è beccata un colpo che l’ha quasi ammazzata. Gli hanno ammazzato il compagno e uno dei suoi amici: Pasolini. Non era una stupida, non lo è mai stata a dire il vero. E sebbene sia stata additata come mangia islamici, dimostra che è il prezzo da pagare per avere un’opinione fuori dal coro.
    Ho vissuto in un paese dove non esiste libertà di stampa, dove accedere a Twitter e Facebook è una pia illusione.
    Gli orrori dell’uomo nel mondo li sappiamo, eppure la speranza nell’uomo, l’amore nell’uomo, ne aveva da vendere Oriana. Basta leggere i suoi libri per rendersi conto di quanto fosse una donna capace di scrivere delle sue debolezze e perplessità. Ma anche del suo ego e delle sue paure e non paure.
    Voi tenetevi pure la ragione di chi sostiene il contrario, ma qui parliamo di un sistema di mancanze globale, soprattutto perché alla fine, anche in Cina andare in chiesa poteva essere un problema.
    Prendere una posizione anche a costo di essere pazzi? Siamo così bravi a difendere Dio che bestemmiamo sull’uomo. Difendete un Dio che sembra impotente di fronte alla nostra stupidità. Mi sa che aveva ragione Nietzsche, Dio è morto.
    Non risposte, ma i perbenismi mi hanno rotto il cazzo. Non sono per la violenza, ma il mio paese è dovuto cambiare per colpa di chi non ha saputo tracciare una linea ben precisa. E mi spiace, ma stando agli ultimi suoi libri, Oriana per ora sembra averci visto abbastanza giusto.

  • deutsch-Italienisch

    Pure Imporre la vostra opinione, in riguardo all´omofobia, il
    razzismo, o altre cose cui inoi siamo d´altro parere, é dittatura, fascio
    comunista!.